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Abstract

Scenari d'ascolto e analisi trasformazionale. Aspetti fenomenologici dell’analisi musicale

Un tipico problema dell’analisi musicale è la difficoltà di cogliere gli aspetti dinamici della musica, limitandosi a una visione oggettiva e da fuori dei vari eventi. Tra i tentativi fatti per superare questo problema, di grande rilievo è la cosiddetta teoria trasformazionale, che fa capo al teorico americano David Lewin, autore di alcuni importanti lavori teorici negli ultimi decenni del secolo scorso e oggi oggetto di un rinnovato interesse. Nel suo approccio egli affianca una componente che definisce cartesiana dell’analisi, in cui prevale un impianto di tipo misurativo, e una di tipo trasformazionale che, nelle intenzioni dell’autore, ha caratteri fenomenologici. Un intervallo fra due note o accordi (ma il discorso potrebbe generalizzarsi), che in senso tradizionale è una distanza, diventa un atto intenzionale che pone l’accento sull’azione che tale rapporto implica. Il moto dominante/tonica, ad esempio, non è più (o non soltanto) una relazione sintattica, quanto un certo modo di esperire la tonica, “guardandola” da una particolare posizione. Nel fare questo la teoria eredita alcuni spunti originali del teorico tedesco Hugo Riemann recentemente ripresi dalla cosiddetta teoria neoriemanniana. A fianco delle tradizionali etichette funzionali si sono imposte altri tipi di trasformazioni, denominate R, L e P, che rappresentano particolari passaggi fra triadi basati sul mantenimento di note comuni, sul più semplice movimento delle voci e svincolati da alcun riferimento tonale. Si disegna così una nuova geometria di distanze tra toni e accordi. La trasformazione R, ad esempio, che relaziona DoM con Lam può dirsi quel certo modo di cogliere l’accordo di Lam da parte di DoM, cogliendo anche la “portata” dell’azione di trasformazione di uno nell’altro.

Si possono così esprimere reti di relazioni come mappe di trasformazioni che si realizzano strada facendo, riportando l’ascolto musicale ad una strategia in continua formazione e assegnando all’analisi il ruolo di scoprire e sollecitare nuovi e inediti scenari.