Abstract
La sorpresa del suono. Improvvisazione e interpretazione
Nel suo Note sul suono. Filosofia dei linguaggi e forme di vita (2014), Marcello La Matina sostiene che la realtà concreta del suono eccede il gesto che lo produce, sorprendendo a livello fisico il performer ed eccedendo le credenze epistemiche circa il suo significato, senza però smentirle. La “sorpresa del suono” è quindi un tipo particolare di sorpresa. Se la sorpresa è un’emozione cognitiva che si esperisce quando una data situazione contraddice una credenza, nel caso in questione la credenza non viene smentita, ma è il modo in cui la credenza è confermata a essere di per sé sorprendente.
Questa tesi circa il carattere costitutivamente sorprendente del suono musicale può avere almeno tre sviluppi interessanti.
(1) In riferimento alla filosofia dell'arte, si potrebbe mostrare come ciò che fa il / accade al performer sia in qualche modo analogo a ciò che accade a ogni artista, che non può prevedere il risultato della sua creatività: l’evento dell’opera eccede ciò che l'artista aveva in mente, senza però necessariamente smentirlo.
(2) In riferimento alla filosofia dell'azione si può poi sostenere che ciò che fa il/accade al performer esemplifica quanto si verifica in ogni azione. Le intenzioni si costruiscono nell’azione, insieme all’azione, a partire dal “confronto” con ciò che accade, con l’ambiente, la situazione, lo strumento, ecc.
(3) In riferimento all'ontologia dell'improvvisazione si può argomentare che descrizione della produzione del suono come un processo in cui ciò che accade (il suono) sorprende l’agente calza a pennello per l’improvvisazione. Ma allora c’è una differenza tra improvvisazione ed esecuzione (interpretazione)? In che cosa consiste questa differenza?
Lasciando perdere lo sviluppo del primo punto (del quale mi sono occupato altrove) discuterò qui il terzo punto. Per farlo, partirò con qualche considerazione circa il secondo punto, ovvero la questione dell’intenzionalità dell’agire improvvisativo.
